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Maurice Merleau-Ponty, 1948

31 agosto 2007

È costitutivamente una situazione preca­ria, in equilibrio instabile: ognuno può credere solo a quello che ritiene vero interiormente – e, al tempo stesso, ognuno pensa e compie scelte solo essendo già all’interno di certi rapporti con gli altri che lo orientano verso determinate opinioni. Ognuno è solo e nessuno può fare a meno degli altri, non solo per utilità – che non è qui in questione -, ma per la sua stessa feli­cità. Non c’è una vita in comune che ci liberi del fardello di noi stessi, che ci dispensi dall’a­vere un’opinione – e non c’è vita interiore che non sia una prima prova delle nostre rela­zioni con l’altro. In questa situazione ambigua in cui siamo gettati per il fatto di avere un cor­po e una storia personale e collettiva, non pos­siamo trovare risposte assolute. Dobbiamo sen­za tregua lavorare per ridurre le divergenze, per spiegare le nostre parole fraintese, per ma­nifestare quel che di noi è nascosto, per perce­pire l’altro. La ragione e l’accordo degli spiriti non sono dietro bensì davanti a noi, almeno si suppone, e noi siamo incapaci sia di raggiun­gerli definitivamente che di rinunciarvi.