Franz Kafka, 1917

18 gennaio 2008

Ero teso e freddo, ero un ponte, stavo steso sopra un abisso, da una parte stavano conficcate le punte dei piedi, dall’altra parte le mani, mi tenevo aggrappato con le unghie e con i denti all’argilla friabile. I lembi della mia giacca mi sventolavano sui lati. Nel profondo scrosciava il gelido torrente con le trote. Nessun turista veniva a smarrirsi a quelle altezze impercorribili, il ponte non era nemmeno segnato sulle carte. Stavo così e attendevo; dovevo attendere; se non precipita, un ponte,
una volta che è stato costruito, non può smettere di essere un ponte.

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