Günther Anders, 1936

16 gennaio 2008

Ciò che si oppone alla definizione dell’uomo non è qualcosa di irrazionale, ma il fatto dell’azione umana, quell’azione attraverso la quale l’uomo di fatto si definisce continuamente e determina quello che è in ogni occasione. In questa incessante definizione di sé che l’uomo offre agendo, è inutile fare appello al principio d’ordine ed esigere l’arresto di un istante per porre le domande di una definizione «autentica» e per stabilire chi è l’uomo in senso «proprio». Non c’è nulla di più sospetto di questa «proprietà» o «autenticità»

Chi pone il problema della definizione è l’inattivo, colui che compromette la trasformazione reale e pone questo problema, in un certo senso, in modo retroattivo: invece di definirsi effettivamente e di fare di sé qualcuno, egli dice: «chi sono propriamente?». Fino a quando e nel mentre si pone tale domanda, egli, per usare un’iperbole, non è assolutamente nulla: è dunque ciò che lui o un altro, con l’aiuto di una vecchia definizione pratica, ha fatto di lui.

La problematica fa dell’autonomia una definizione di sé e, mentre insegna all’uomo ad inseguire «ciò che egli propriamente è», l’abbandona nelle mani di coloro che hanno interesse a metterlo in riga, e gli fa perdere la sua libertà.

È il mondo che s’incarica di identificare l’io prima che sia necessaria l’auto-identificazione. L’identità dell’io è funzione dell’identità del mondo a lui corrispondente. In questo mondo l’Io gioca un ruolo determinato. Questo ruolo può essere tanto stabile e naturale da impedire all’uomo-ruolo di concepirsi come indipendente da questo. Ed esso fa in modo che l’uomo non veda alcuna differenza né antinomia tra sé e la sua funzione e che egli non possa restringere la sua esistenza autentica ad un io astratto. È del tutto possibile che non sia l’io ad «avere» un ruolo, ma piuttosto il ruolo ad «avere» un io.

E la messa in scena forzata dell’uomo storico, [come anche] la catastrofe non dissimulata del nichilista che non riesce ad identificarsi, testimoniano insieme la loro identica posizione: l’estraneità rispetto al mondo. Malgrado questa somiglianza, il ritratto del nichilista ci sembra filosoficamente molto più importante di quello dell’uomo collocato nell’esistenza storica. Se l’essenza dell’uomo consiste effettivamente nella sua non-fissità, dunque nella sua propensione a molteplici incarnazioni, è il nichilista che fa di questa instabilità come tale il suo destino definitivo, che si determina attraverso l’indeterminatezza e non la utilizza per specificarsi in un senso o nell’altro. Il nichilista, incarnazione dell’indeterminatezza, per il suo modo di mostrare i propri errori senza la minima dissimulazione è un ritratto ingigantito dell’uomo. Accanto ad esso il ritratto dell’uomo storico sembra di una semplicità sospetta. L’uomo in quanto storico si presenta come un essere che rende a posteriori «razionale» tutto ciò che, invece, in lui è pura contingenza. Certo egli ha il coraggio di dire di fronte a tutto quel che gli accade: «questo è mio», ma di quel che è diventato «mio» egli non ha potuto disporre: si trattava, dunque, di una identificazione sospetta.

L’identificazione non è così semplice. Senza dubbio è necessario, nel momento in cui non si è identificati e situati dal mondo stesso, identificarsi da soli. Tuttavia, non basta situarsi in se stessi. Senza il mondo l’identificazione è impossibile. Solo colui che agisce si trova al di fuori delle difficoltà del terrore della contingenza, poiché non insiste sul suo passato continuamente assimilato, ma sul suo compito, che si riferisce al mondo. Benché il mondo non gli abbia assegnato un posto determinato, non più che al nichilista e all’uomo storico, egli raggiunge effettivamente l’identità. Agli occhi di colui che ha la volontà, ciò che è voluto è, dunque, in confronto a tutto quanto egli incontra sulla sua strada, cioè rispetto alla sua esistenza empirica, qualcosa di non contingente. Questo non contingente, al contrario delle esperienze, si rifiuta di essere assimilato; è la volontà che deve assimilarsi il mondo. L’uomo che vuole qualcosa di preciso, può porsi in contrasto col mondo, e, benché il mondo non gli abbia assegnato un posto determinato, egli può comunque conquistarsi un’identificazione effettiva. Questa si esprimerebbe con una formula che non è quella del nichilista, «io sono io», né quella dell’uomo storico, «io sono colui che ero», ma che si enuncia così: «ciò che volevo, lo voglio».

Ciò che si oppone alla definizione dell’uomo non è qualcosa di irrazionale, ma il fatto dell’azione umana, quell’azione attraverso la quale l’uomo di fatto si definisce continuamente e determina quello che è in ogni occasione. In questa incessante definizione di sé che l’uomo offre agendo, è inutile fare appello al principio d’ordine ed esigere l’arresto di un istante per porre le domande di una definizione «autentica» e per stabilire chi è l’uomo in senso «proprio». Non c’è nulla di più sospetto di questa «proprietà» o «autenticità»

Chi pone il problema della definizione è l’inattivo, colui che compromette la trasformazione reale e pone questo problema, in un certo senso, in modo retroattivo: invece di definirsi effettivamente e di fare di sé qualcuno, egli dice: «chi sono propriamente?». Fino a quando e nel mentre si pone tale domanda, egli, per usare un’iperbole, non è assolutamente nulla: è dunque ciò che lui o un altro, con l’aiuto di una vecchia definizione pratica, ha fatto di lui.

La problematica fa dell’autonomia una definizione di sé e, mentre insegna all’uomo ad inseguire «ciò che egli propriamente è», l’abbandona nelle mani di coloro che hanno interesse a metterlo in riga, e gli fa perdere la sua libertà.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: