Roland Barthes, 1977

2 novembre 2006

Io desidero il mio desiderio, e l’essere amato non è più che il suo accessorio. Mi esalto al pensiero di una così nobile causa, che non tiene nel minimo conto la persona che ho preso a pretesto (felice di potermi innalzare sminuendo l’altro): io sacrifico l’immagine all’Immaginario. E se un giorno dovessi decidermi di rinunciare all’altro, il violento lutto che mi colpirebbe sarebbe il lutto dell’Immaginario: era una struttura cara, e io piangerei la perdita dell’amore, non già la perdita di questa o quella persona. L’altro è dunque annullato e da questo annullamento, io ricavo un sicuro vantaggio; non appena sono minacciato da un dolore accidentale (per esempio, un’idea di gelosia), lo riassorbo nella magnificenza e nell’astrazione del desiderare ciò che, non essendoci, non può ferirmi.

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