Gilles Deleuze, 1968

8 ottobre 2006

Due linguaggi: il linguaggio delle scienze, dominato dal simbolo di uguaglianza, e dove ogni termine può essere sostituito da altri termini; il linguaggio lirico, di cui ogni termine, insostituibile, può essere soltanto ripetuto. Sotto ogni aspetto, la ripetizione è la trasgressione. Essa pone in questione la legge, ne denuncia il carattere nominale o generale, a vantaggio di una realtà più profonda e più artistica. La ripetizione appartiene allo humour e all’ironia; essa è per natura trasgressione, eccezione, poiché esibisce sempre una singolarità contro i particolari sottomessi alla legge, un universale contro le generalità che fanno legge. La ripetizione si dice di elementi realmente distinti e che, tuttavia, hanno rigorosamente lo stesso concetto. La ripetizione appare dunque come una differenza, ma una differenza assolutamente senza concetto, in tal senso differenza indifferente. Io non ripeto perché rimuovo. Rimuovo perché ripeto, dimentico perché ripeto. Rimuovo perché, innanzitutto, non posso vivere certe cose o certe esperienze se non nel modo della ripetizione. Io sono portato a rimuovere ciò che mi impedirebbe di viverle così: vale a dire la rappresentazione che media il vissuto rapportandolo alla forma di un oggetto identico o simile. Il nostro problema riguarda l’essenza della ripetizione. Si tratta di sapere perché la ripetizione non si lascia spiegare con la forma di identità nel concetto o nella rappresentazione, in che senso essa esiga un principio “positivo” superiore. Non apprendiamo nulla da chi ci dice di fare come lui. I nostri soli maestri sono quelli che ci dicono di fare con loro e che, anziché proporci gesti da riprodurre, hanno saputo trasmettere dei segni da sviluppare nell’eterogeneo. Ci troviamo dunque davanti a due problemi: qual è il concetto della differenza – che non si riduce alla semplice differenza concettuale, ma che reclama un’Idea propria, come una singolarità nell’Idea? E d’altra parte, qual è l’essenza della ripetizione – che non si riduce a una differenza senza concetto, né si confonde col carattere apparente degli oggetti rappresenati sotto uno stesso concetto, ma attesta a sua volta la singolarità come potenza dell’Idea?

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