Wisława Szymborska, 1996

7 ottobre 2006

Non è facile spiegare a qualcuno qualcosa che noi stessi non capiamo. E ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, perde la temperatura che favorisce la vita. Per questo apprezzo tanto due piccole paroline «non so». Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta terra. Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente. Ma nella definizione stupefacente si cela una sorta di tranello logico. Dopotutto ci stupisce ciò che si discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da una qualche ovvietà alla quale siamo abituati. Ebbene, un simile mondo ovvio non esiste affatto. Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con alcunché.

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