George Saunders, 1996

10 marzo 2017

From behind him on the path came a series of arrhythmic whacking steps. He glanced back to find Aldo Cummings, an odd duck, who though nearly forty, still lived with his mother. Cummings didn’t work and had his bangs cut straight across and wore gym shorts even in the dead of winter. Morse hoped Cummings wouldn’t collar him. When Cummings didn’t collar him, and in fact passed by without even returning his nervous, self-effacing grin, Morse felt guilty for having suspected Cummings of wanting to collar him, then miffed that Cummings, who collared even the city-hall cleaning staff, hadn’t tried to collar him. Had he done something to offend Cummings? It worried him that Cummings might not like him, and it worried him that he was worried about whether a nut like Cummings liked him.

The falls »

Avvertì una specie di trottata aritmica alle sue spalle. Si voltò e vide Aldo Cummings, uno strano soggetto che, sebbene prossimo agli anta, viveva ancora con la madre. Cummings non lavorava, portava i capelli alla paggetto e girava in calzoncini da palestra anche in pieno inverno. Morse sperò che non attaccasse bottone. Quando non solo Cummings non attaccò bottone, ma passò senza nemmeno ricambiare il suo nervoso accenno di sorriso, Morse si sentì in colpa per aver sospettato che volesse attaccare bottone, ma poi si urtò perché Cummings, che attaccava bottone addirittura con gli inservienti del municipio, non aveva cercato di attaccare bottone con lui.


Pierre Zaoui, 2013

29 gennaio 2017

La discrétion est souci du monde et des autres.

Qu’est-ce que la courtoisie? Un processus sans fin de distinction, un raffinement dans l’art de se montrer et de picorer les miettes du pouvoir – le contraire de la discrétion.

La discrétion, ou l’art de disparaître »

La discrezione è preoccupazione del mondo e degli altri.

Cos’è la cortesia? Un processo infinito di distinzione, una raffinatezza nell’arte del mostrarsi e del becchettare le briciole del potere – il contrario della discrezione.


Ludwig Wittgenstein, 1930

16 gennaio 2016

La nostra cultura è caratterizzata dalla parola «progresso». Il progresso è la sua forma, non una delle sue proprietà, quella di progredire. Essa è tipicamente costruttiva. La sua attività consiste nell’erigere qualcosa di sempre più complesso. E anche la chiarezza serve a sua volta solo a questo scopo, non è fine a se stessa. Per me, al contrario, la chiarezza, la trasparenza sono fine a se stesse. A me non interessa innalzare un edificio, ma piuttosto vedere in trasparenza dinanzi a me le fondamenta degli edifici possibili. Il mio scopo quindi è diverso da quello dell’uomo di scienza, e il movimento del mio pensiero diverso dal suo.

Il primo movimento fa seguire un pensiero all’altro, il secondo mira sempre allo stesso punto. L’uno costruisce prendendo in mano una pietra dopo l’altra, l’altro afferra sempre la stessa pietra.

Ogni frase che scrivo intende già il tutto, e dunque di continuo la stessa cosa. Non sono altro, per così dire, che vedute di un unico oggetto osservato sotto angoli diversi.

Potrei dire che, se al luogo cui voglio pervenire si potesse salire solo con una scala, abbandonerei il proposito di raggiungerlo. Infatti, dove debbo tendere davvero, là devo in realtà già essere. Ciò che è raggiungibile salendo una scala non mi interessa.

Pensieri diversi »


Jonathan Swift, 1726

23 marzo 2015

As soon as I entered the house, my wife took me in her arms, and kissed me; at which, having not been used to the touch of that odious animal for so many years, I fell into a swoon for almost an hour.

At the time I am writing, it is five years since my last return to England. During the first year, I could not endure my wife or children in my presence; the very smell of them was intolerable; much less could I suffer them to eat in the same room. To this hour they dare not presume to touch my bread, or drink out of the same cup, neither was I ever able to let one of them take me by the hand.

The first money I laid out was to buy two young stone-horses, which I keep in a good stable; and next to them, the groom is my greatest favourite, for I feel my spirits revived by the smell he contracts in the stable. My horses understand me tolerably well; I converse with them at least four hours every day. They are strangers to bridle or saddle; they live in great amity with me and friendship to each other.

Gulliver’s travels »

I viaggi di Gulliver »


David Foster Wallace, 2005

13 settembre 2014

Everything in my own immediate experience supports my deep belief that I am the absolute center of the universe; the realist, most vivid and important person in existence. We rarely think about this sort of natural, basic self-centeredness because it’s so socially repulsive. But it’s pretty much the same for all of us. It is our default setting, hard-wired into our boards at birth. Think about it: there is no experience you have had that you are not the absolute center of. The world as you experience it is there in front of YOU or behind YOU, to the left or right of YOU, on YOUR TV or YOUR monitor.

This is not a matter of virtue. It’s a matter of my choosing to do the work of somehow altering or getting free of my natural, hard-wired default setting which is to be deeply and literally self-centered and to see and interpret everything through this lens of self. People who can adjust their natural default setting this way are often described as being “well-adjusted”, which I suggest to you is not an accidental term.

Learning how to think really means learning how to exercise some control over how and what you think. It means being conscious and aware enough to choose what you pay attention to and to choose how you construct meaning from experience.

It is about the real value of a real education, which has almost nothing to do with knowledge, and everything to do with simple awareness; awareness of what is so real and essential, so hidden in plain sight all around us, all the time, that we have to keep reminding ourselves over and over.

This is water »


Erving Goffman, 1981

13 giugno 2014

Silence is the norm and talk something for which warrant must be present. Silence, after all, is very often the deference we owe in a social situation to others present. In holding our tongue, we give evidence that such thought as we are giving to our own concerns is not presumed by us to be of any moment to the others present, and that the feelings these concerns invoke in ourselves are owed no sympathy (…). Talk, however, presumes that our thoughts and concerns will have some relevance or interest or weight for others, and in this can hardly but presume a little.

Forms of talk »

Il silenzio è la norma e parlare è qualcosa che esige una giustificazione. Il silenzio, dopotutto, è molto spesso il rispetto che in una situazione sociale dobbiamo a tutti gli altri presenti. Nel tener a freno la nostra lingua diamo prova del fatto che non presumiamo che le nostre questioni siano rilevanti per gli altri presenti e che ai sentimenti che esse evocano in noi sia dovuta simpatia (…). Il parlare presuppone, invece, che i nostri pensieri ed affari abbiano qualche rilevanza, interesse o peso per gli altri, e questa è soltanto una presupposizione.


Umberto Eco, 2014

18 aprile 2014

Esiste un altro modo di rappresentazione artistica che si manifesta quando, di ciò che si vuole rappresentare, non si conoscono i confini, quando non si sa quante siano le cose di cui si parla e se ne presuppone un numero, se non infinito, astronomicamente grande; o quando ancora di qualcosa non si riesce a dare una definizione per essenza e quindi, per parlarne, per renderlo comprensibile, in qualche modo percepibile, se ne elencano confusamente le proprietà – e le proprietà accidentali di un qualcosa sono ritenute infinite.

Figli del mondo classico »


Ben Lerner, 2011

20 ottobre 2013

Teresa and Arturo and Rafa were chanting, so I chanted too, but my voice sounded off to me, affected, and I worried it was conspicuous, that it failed to blend. I couldn’t be the only one not chanting, so I mouthed the words.

Leaving the Atocha Station »

E allora anch’io mi unii a loro, ma la mia voce la sentivo stonata, finta ed ebbi il timore di spiccare troppo, di non riuscire a confondermi con gli altri. Ma non potevo neppure essere il solo a non unirmi al coro, così mi limitai a muovere la bocca.


François Jullien, 1998

1 ottobre 2012

Dal momento in cui si dice qualcosa, si opera in senso contrario rispetto all’indistinguibilità delle cose, si perde di vista il loro fondo comune e, disgiungendo ogni cosi, lo si imprigiona e irrigidisce. Dire è scegliere, dire è spezzare; ciò facendo, si «offuscano» l’indelimitabilità e l’indissociabilità del corso – della «via» – che si estende continuamente da tutti i lati, su di uno stesso piano (l’esistenza), dunque senza più spigolo, e nemmeno biforcazione o lato: infatti senza privilegiare niente – senza mettere niente in rilievo – e senza separare niente, la via può fare esistere tutto (coesistere: il «mondo»). Quando si oppone la parola alla saggezza, ne deriva una conseguenza del tutto naturale. Una esclude l’altra. E solo «se non si parla» che si riesce a «(ri)mettere tutto su di uno stesso piano», su di un piede di uguaglianza. Dal momento in cui si parla, invece, «tutto non è più sullo stesso piano»: qualunque affermazione recisa, in sé, è un partito preso e, di conseguenza, si instaura una differenza che va a costituire l’alveo delle preferenze; la parola introduce una «parzialità» che si traduce nell’essere di parte. Ogni dire in effetti mette in risalto qualcosa, e in tal modo comporta l’abbandono del carattere piano, «uguale», dell’esistenza. Piano di fondo – indifferenziato.

Il saggio è senza idee »

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Rainer Maria Rilke, 1902

16 marzo 2011

Beobachter. Kontrolliert seine Beobachtungen. Sucht jeden Fall so zu erfassen, wie es dem Fall entspricht, ohne den einen Moment und seine Stimmung mit dem nächsten zu verbinden. Dagegen merkt er manche Zusammenhänge zwischen entfernten Ereignissen vorsichtig an.

Tagebuch Westerwede und Paris »

Osservatore. Cerca di cogliere ciascun caso come si conviene al caso, senza legare quel singolo momento, e la sua atmosfera, al momento successivo. Per contro mette cautamente in rilievo certe connessioni fra eventi distanti.